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Il primo e più ostico avversario del capitalismo nella conquista del mondo è stata la religione; che nel caso dell’Occidente significa il cristianesimo. (Non sono un esperto delle altre religioni e non mi importa diventarlo: non ho alcuna intenzione di cadere nella trappola imperialista e multiculturalista dei presunti valori universali e in quanto tale “naturali” e obiettivi; ogni cultura, inclusa la mia, ha il diritto di interpretare la realtà a suo modo nei paesi che la riconoscono come propria).
Sono evidenti le occasioni di conflitto fra le religioni dello spirito e il culto del denaro, quale è appunto il capitalismo. A cominciare dal peccato di usura, che delegittimava la finanza speculativa che oggi domina, indiscussa, il pianeta; e poco importa che ci fossero cristiani, vescovi e papi corrotti o desiderosi di soldi: le debolezze umane sono una cosa, tutt’altra cosa la legalizzazione delle debolezze o la loro trasformazione in qualità. La religione, notò Émile Durkheim, è uno dei meccanismi che consentono alla società di funzionare olisticamente, rendendo l’insieme molto più ricco e complesso della mera somma dei suoi componenti; anatema per l’ideologia individualista del liberismo.
Storicamente, mi viene in mente l’imposizione dell’anglicanesimo, ossia l’assoggettamento della gerarchia ecclesiastica al potere politico ed economico (portò infatti all’appropriazione dei beni monastici) nel paese che stava per diventare la culla del capitalismo; e più tardi la diffusione del puritanesimo e del calvinismo, cioè di religioni private, in cui l’individuo è in contatto diretto con Dio e lo può plasmare a propria immagine e somiglianza, in nazioni che avrebbero a loro volta guidato lo sviluppo di una società fondata sul profitto (è la tesi del celebre libro di Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo). In Francia la rivoluzione borghese fu ispirata dall’anticlericalismo illuminista e in America la guerra di indipendenza fu un affrancamento da un’idea sociale e istituzionale di religione a vantaggio di una proliferazione di sette, ad autorizzare un sostanziale solipsismo garantito da Dio, ossia non discutibile. Anticlericale fu anche il Risorgimento italiano e, ai suoi inizi, il fascismo. In ogni caso è evidente che la diffusione del capitalismo abbia portato ovunque consumismo ed edonismo, dunque irreligiosità, immoralità, egoismo.
Tragico il caso del socialismo e del comunismo, che intendevano riprendere i valori cristiani affrancandoli però dalla tutela della Chiesa e di istituzioni giustamente considerate al servizio del potere economico. Purtroppo l’influenza dell’illuminismo e la semplicistica infatuazione per il metodo scientifico li portarono a ingenue professioni di ateismo, senza accorgersi che così si alienavano il sostegno dei settori più morali del popolo; e per cosa poi?, per affermare astratte convinzioni metafisiche. A liberali e liberisti non parve vero di poter usurpare il ruolo di difensori del cristianesimo, proprio loro che lo stavano distruggendo; e al tempo stesso deviare sui comunisti l’accusa di materialismo, benché proprio loro ne fossero i principali promotori. Insomma, un errore politico clamoroso da parte della sinistra, nel quale cadde lo stesso Gramsci, che pure aveva ben chiara la necessità di creare un «blocco storico» per contrastare l’egemonia del capitalismo.
Gli effetti di questa strategia miope e velleitaria (non nego l’utilità di tattiche anticlericali ma ahimè non si trattò di tattiche bensì di strategia e addirittura di una visione del mondo) sono rappresentati della svolta libertaria del “lungo” sessantotto, dagli hippie ai radicali e dai liberal ai woke; sintetizzabile nei versi di uno dei suoi profeti, John Lennon: «Imagine all the people living for today… Imagine there’s no countries… and no religion too», “Immaginate che la gente viva solo per l’immediato, che non ci siano nazioni e neppure religioni”. Bè, non solo lo abbiamo immaginato ma lo abbiamo realizzato, vissuto: è il mondo di oggi, globalizzato, omogeneizzato, appiattito sull’attualità, senza altro ideale che il consumo, senza altri sogni che il successo: al posto delle nazioni e della fede, Amazon e Apple.
Sono sicuro che c’è a chi piace. A mio parere è un sistema asociale e insostenibile che ci porterà alla catastrofe; ma sono tanti coloro che, troppo superiori per avere fede in Dio o in qualsiasi ente esterno a loro stessi, si sono però convinti che verranno salvati loro malgrado, e senza fare e capire nulla, dall’intelligenza artificiale o dai migranti. Non credo ci sia alcuna possibilità di persuaderli: l’ottimismo preconcetto («everything will be ok» si ripetono ossessivamente i perdenti americani per sentirsi dei vincenti) è un virus ben più potente del Covid perché giustifica l’indifferenza, l’ignoranza, la paura, la rassegnazione.
Mi auguro tuttavia che possa nascere una forza politica antiliberista, che mi ostino a considerare di sinistra per la priorità che la sinistra, a differenza della destra, ha tradizionalmente assegnato alla collettività e all’eguaglianza economica. Una sinistra che sappia abbandonare immediatamente i pregiudizi nei confronti del cristianesimo rendendosi conto che, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, è una mossa politicamente necessaria e urgente. La religione e i valori morali che una consistente parte dell’umanità ancora avverte (ma per quanto?) come essenziali (parlo di giustizia, eguaglianza, solidarietà, umiltà, onore; non della libertà individuale di “realizzarsi”, “esprimersi”, perseguire il piacere incuranti delle conseguenze) devono essere accreditati e indirizzati contro il neocapitalismo e le sue legioni di adepti, al fine di facilitare l’ardua lotta contro i monopoli finanziari, l’osceno arricchimento dei miliardari, la sudditanza degli Stati nei confronti delle multinazionali private, il saccheggio delle residue riserve naturali, la mediocrazia, il genocidio delle diversità culturali. Non è solo che l’Italia e il mondo valgano bene una messa; è che una messa, anche per chi non crede, è in termini di civiltà infinitamente meglio di un talk show, di un videogioco e del black friday. Serve un blocco storico che recuperi le virtù e gli ideali che hanno animato per secoli l’aspirazione al bene comune (e che in rari casi è sfociato in una militanza attiva). Chi invece sia primariamente interessato a sé stesso, ai propri bisogni, alle proprie libertà, inutile averci a che fare; è peggio che un nemico di classe: è un nemico della società.