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Se proprio mi avessero costretto a scegliere, a Roma avrei votato per Enrico Michetti, pur non avendo alcuna idea di chi sia (ma neanche Roberto Gualtieri, per quello). Per motivi strategici: a volte per vincere una guerra conviene perdere una battaglia. Visto che però gli italiani per lo più non sanno cosa sia la strategia e se lo sapessero non gli piacerebbe perché i suoi effetti sono differiti ed è dunque contraria al bisogno compulsivo di attualità usa e getta che caratterizza il liberismo reale, allora mi sembra positivo che sia stato preferito il candidato di sinistra (sinistra si fa per dire, naturalmente). In altre parole, per fare politica occorre mettere in conto tempi e valori più ampi del presente e delle esigenze del momento, imparando dal passato e sentendosi responsabili nei confronti del futuro; chi non vuole, non sa o non può farlo e vota con la pancia (o anche con il cuore, organo amato dai poeti ma anatomicamente più vicino alle viscere che al cervello), meglio che almeno sia animato da buoni sentimenti. E sul piano dei sentimenti non c’è nulla di peggio della destra liberista (neanche la sinistra liberista; diverso discorso se si stesse facendo una valutazione politica e di lungo termine, ma non è quello che, come dicevo, oggi interessa gli italiani).
Farsesco, anzi neodemocristiano, è però il trionfalismo di stai-sereno Letta; a Roma ha votato il 40% e Gualtieri ha vinto con il 60% di quel 40%, ossia con il 24% (e non sto neanche contando le schede bianche o nulle), con tre romani su quattro ostili o completamente indifferenti. Certo, a uno può importare, come prescrivono i media del neocapitalismo selvaggio (tutti quelli a disposizione in Italia, senza eccezioni), solo il successo immediato, tanto dell’ardua sentenza dei posteri, e delle loro condizioni di vita, agli edonisti importa meno di niente. Tuttavia quella sentenza potrebbe arrivare molto prima di quanto Letta, il suo padrone Draghi e i padroni americani di Draghi si aspettino. La gente è insoddisfatta e non la convincono né l’avidità promossa dalla destra né la correttezza politica promossa dalla sinistra e neppure il consumismo compulsivo promosso da entrambe. C’è un enorme serbatoio di rabbia e di volontà di riscatto, nel paese. Se solo ci fosse o si formasse (sta ai cittadini, mica alla divina provvidenza, e neppure lo si può ordinare su Amazon) un partito capace di dare a esse forma e contenuti; ma politicamente e ideologicamente, dunque con rigore, non avventuristicamente come il fu M5S.