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Quanta indignazione perché il consiglio di garanzia del senato ha confermato la restituzione dei vitalizi a Formigoni e ad altri condannati in via definitiva. Su cinque componenti del consiglio, hanno votato a favore di Formigoni i due leghisti (uno dei quali ex pentastellato) e il berlusconiano, contrari il piddino e il meloniano (che a quel punto, essendo il suo voto ininfluente, ha potuto fare il virtuoso e conquistare al suo partito un po’ di consensi in più). Perché stupirsi? Cosa credete che vogliano dai loro rappresentanti i cittadini che votano Salvini o Berlusconi?
Il punto è un altro ed è molto più grave. Come mai nel consiglio di garanzia del senato la Lega occupa due poltrone pur avendo ottenuto nel 2018 58 seggi mentre il M5S, che ne ottenne 111, ossia il doppio, non ne ha nessuna? E perché anche Forza Italia (57 seggi), il Pd (53) e FdI (18) hanno una poltrona e il M5S nessuna? A nominare i membri del consiglio è il presidente del senato, ossia la berlusconiana Casellati, diventata però la seconda carica dello stato e l’arbitra delle commissioni del senato grazie ai voti del M5S. Disgustoso ma accettabile, se ci fosse stato un guadagno politico. Invece niente. Di chi è la colpa? Di Maio? Grillo? Crimi? Una demenziale infatuazione per i dettagli insignificanti a detrimento della concreta possibilità di realizzare i propri obiettivi e fare il bene del paese?
E non conta nulla che un membro del consiglio, Ugo Grassi, imparentato con una delle più ricche e potenti (e democristiane) famiglie irpine, fosse stato nominato in quanto pentastellato. Peggio. Guardate il curriculum del membro azzurro: ex missino, a Forza Italia dal 1996, di comprovato berlusconismo visto che da parlamentare ha essenzialmente lavorato a favore del condono fiscale e del condono edilizio e per la depenalizzazione del reato di falso in bilancio. Chi ha scelto Grassi? Ottenere una posizione chiave e poi assegnarla a un personaggio ambiguo, non sperimentato o corruttibile, non è ottenere una poltrona: è far finta di ottenerla. Per non dire del fatto che se un partito è pieno di infiltrati diventa giustamente, nella percezione della gente, inaffidabile, come i carbonari di inizio ottocento, metà dei quali erano spie asburgiche. Roba da dilettanti. In questo caso il M5S paga la presunzione di potersi collocare al di là delle ideologie (come piace ai radicali, che però si accontentano di fare l’avanguardia del liberismo all’americana e non ambiscono a diventare partito di massa), ossia di poter aggregare chiunque, basta che paghi il suo contributo mensile. Il che va bene per le massonerie, che puntano solo all’arricchimento personale dei loro affiliati; ma quando l’obiettivo è il bene comune, la selezione dei militanti deve essere rigorosa.
Non me ne frega assolutamente niente delle buone intenzioni; come si sa di esse sono lastricate le strade dell’inferno. Se i pentastellati o i loro dirigenti, per ingenuità, massimalismo o incompetenza, hanno mancato di far valere la forza assegnatagli da quasi un terzo del popolo italiano, al punto da regalare un’istituzione fondamentale come quella di garanzia alla destra più becera (dopo averle regalato la Rai), è davvero inutile che poi si lamentino che questa destra sia corrotta o senza pudore. Se non lo fosse stata l’avrebbero votata anche gli italiani che tre anni fa si rivolsero con speranza al M5S.
Inutile piangere sul latte versato. Ma per evitare che continui a venire versato tutti i responsabili di questa imbarazzante débâcle devono andarsene. Altro che porre limiti di mandato in modo da allontanare anche chi si sia dimostrato all’altezza del difficilissimo compito di salvare l’Italia. È degli inetti e dei pavidi che occorre liberarsi, immediatamente.