Home

Il motivo per cui dedico una significativa parte delle mie giornate a riflettere sulla situazione ambientale, sociale e culturale, in particolare del mio paese, l’Italia, e di quello in cui lavoro, gli Stati Uniti, è duplice: mi interessa farlo e lo considero un dovere civile. Fatti miei.
Qualche spiegazione invece credo di doverla dare, ogni tanto, sui motivi per cui alcune di quelle riflessioni le propongo su facebook e in questo blog, a chiunque sia curioso di leggerle e condividerle. In effetti in questo momento storicamente cupo (è triste doverlo dire nel giorno della festa della Liberazione) un po’ di chiarezza è necessaria, a evitare equivoci che possano da un lato creare false aspettative nei miei interlocutori e irritarli, portandoli a diventare offensivi, dall’altro amareggiare me stesso, facendomi venire la tentazione di porre fine a questa attività.
Ecco dunque schematicamente alcuni punti che mi sembrano essenziali:
1) Nessuno mi paga per scrivere, non ne traggo alcun vantaggio, mi costa fatica e ci perdo parecchio tempo che potrei impiegare altrimenti, non sono un personaggio pubblico e non intendo diventarlo.
2) Non credo nell’ecumenismo, neanche come aspirazione: mi piace la vera diversità, che a volte deve essere incompatibilità, e dunque considero proficuo il conflitto di parecchi partiti (“di parte”). Idealmente e in tempi ordinari è utile e addirittura gratificante discutere con chi non la pensi allo stesso modo su questioni fondamentali. Oggi no. La destra in particolare, ma anche ampi settori della sinistra liberal, hanno tifosizzato la politica, come vuole il liberismo e come permette la sua deregulation morale e culturale. In queste condizioni il solo fatto di impegnarsi in discussioni bloccate dai reciproci pregiudizi significa riconoscerne l’insignificanza politica, trasformarle in spettacolo.
3) In questo periodo storico la mia priorità è pertanto la ricerca, il riconoscimento e l’aggregazione di chi non accetti l’egemonia liberista e voglia far nascere un movimento controegemonico. Siamo tanti ma siamo divisi, insicuri, frustrati, confusi, spesso privi di punti di riferimento: si tratta di diventare compagni di viaggio, compagni di lotta, senza bisogno di convertire nessuno. I vincenti o presunti tali stiano fra di loro; a me importa soltanto che una forte e intransigente opposizione possa emergere. Quando si sarà costituita, allora si potrà tornare a parlare con il nemico, che non sarà più tale, ossia pregiudizialmente ostile, ma costruttivamente diverso.
4) Ritengo che la lotta che ci aspetta richieda determinazione e coraggio ma al tempo stesso intelligenza e lucidità, coppie di qualità che non appaiono spesso insieme: la gente preferisce il fanatismo senza pensieri o il pensiero senza azione. Invece Gramsci parlava di pessimismo della ragione e di ottimismo della volontà, entrambi indispensabili per fare non dico una rivoluzione ma anche soltanto qualche riforma e per provare a resistere al regime più pervasivo e totalitario della Storia, quello liberista: il pessimismo, per riconoscere i mali profondi della nostra società; l’ottimismo, per unirsi ad altri (per “stringersi in social catena” scrisse il pessimista Leopardi) e provare a cambiarla, con la gioia che viene dalla solidarietà e dall’amicizia, non dalla certezza del successo.
5) Non intendo, in nessun modo, legittimare il gossip. Ogni evento significativo può e deve essere analizzato e commentato però non in sé stesso bensì come sintomo del processo storico, sociale, culturale, economico che lo determina. È una questione che sintetizzerei con la formula machiavelliana del fine che giustifica i mezzi. Il gossip è l’ossessione dei mezzi: si parla e si giudicano solo quelli, fregandosene delle intenzioni e degli esiti finali. Io credo che a contare siano i propositi e i concreti risultati; e che il bene sia la realizzazione concreta di una buona ideologia (la coincidenza fra ciò che si vuole fare e ciò che si fa) grazie alla politica. Al contrario, l’antipolitica è appiattimento sul presente e sui mezzi e infatti è tipicamente massimalista: o tutto o niente, così inevitabilmente non si fa niente e la si dà vinta a chi ha soldi e potere.
Tutto qui.
Siete d’accordo su questi punti? Sarò felice di continuare a discutere con voi, di accettare le vostre obiezioni, i vostri consigli. C’è da salvare l’Italia, la civiltà, il pianeta, e abbiamo poco tempo.
Se invece quello di cui avete bisogno è consolazione, ossia qualcuno che vi dica, mettiamo, che il M5S è il migliore dei partiti possibili; o viceversa se provate piacere ad adagiarvi nella rassegnazione, in un cupio dissolvi che vi assolva dalla fatica dell’impegno; se per sopravvivere dovete praticare il culto delle personalità e delle celebrity, per cui attaccare Grillo e Cristiano Ronaldo è disfattismo o un delitto di lesa maestà; se non siete capaci di distinguere le disgustose calunnie della stampa dalle autocritiche costruttive; se vi accontentate di stracciarvi le vesti ogni volta che ascoltate Gruber, Mentana ecc., invece di trarne l’ovvia conseguenza che siccome non cambieranno mai da soli occorre fare come loro e imparare a usare i media e la propaganda; se pensate che basti di volta in volta fare quello che è giusto e onesto, come se fossero ovvi e dunque senza alcun bisogno di definire un’idea di giustizia e di onestà e creare le condizioni sociali che ne rendano possibile l’attuazione (per esempio l’eguaglianza economica, l’istruzione, la coscienza); se non capite la differenza fra strategia e tattica e dunque trasformate il primo potente in difficoltà in una vittima solo perché altri potenti per ora la stanno facendo franca, invece di affrontarli e sconfiggerli uno per uno approfittando delle poche occasioni favorevoli; ecco, se siete così, proprio non credo che dobbiate seguire i miei interventi.