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Non è un caso che Berlusconi, Renzi, Bersani, Zingaretti si siano schierati a favore del MES in questo momento e in maniera coordinata. Si tratta di un segnale lanciato all’UE e alle multinazionali americane per convincerle che i liberisti più affidabili sono loro, non Salvini e Meloni, i quali, certo, una volta al potere abbandonerebbero ogni populismo per tornare a fare gli interessi del grande capitale, come negli anni passati dai loro partiti e da loro stessi alla corte di Berlusconi, e tuttavia qualche minima concessione alle aspettative dei loro elettori dovrebbero farla. Berlusconiani e piddini garantiscono invece che l’Italia tornerà in vendita a prezzi ancora più stracciati che dal 1994 al 2018.
Berlusconi e Renzi non hanno peso elettorale: solo il sostegno della finanza internazionale, quindi la loro scelta è ovvia. Ma il Pd? È un partito di massa: non rischia di scomparire? Direi di no, per due principali motivi. Il primo è che controlla una parte della stampa e dei telegiornali e che l’impero di Mediaset non gli è ostile; inoltre ha un collaudato apparato propagandistico. Inutile farsi illusioni: trent’anni di deregulation culturale, morale e istituzionale hanno portato buona parte degli italiani a un livello di qualunquismo e di superficialità prossimo a quello degli americani, per cui è facile indurli a credere a qualsiasi bufala spacciata da Lilli Gruber o Enrico Mentana e facilissimo farli precipitare nella rassegnazione e dunque nell’astensionismo.
C’è però un secondo punto, essenziale. Il Pd è, come del resto la Lega e FdI, un partito clientelare. Non do un valore spregiativo all’espressione: a me pare giusto che un’organizzazione politica di massa faccia gli interessi dei propri aderenti e sostenitori. Lo spiega chiaramente l’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Ossia, in democrazia non c’è un bene assoluto e indubitabile ma diverse percezioni del bene, a volte inconciliabili. Chi vota Pd sa o presume che ci guadagnerà qualcosa, individualmente o come categoria, e lo stesso chi vota Salvini o Meloni. A maggior ragione i militanti, i quadri, i dirigenti; e chi dà finanziamenti. L’abnegazione, ossia la dedizione disinteressata, è una virtù del cittadino nei confronti dello Stato e della nazione, ma non ha senso applicarla a un partito. Un partito è sempre e solo un’associazione di interessi concreti, anche se non necessariamente gretti.
La necessaria domanda, in conclusione, è quale sia il vantaggio, invece, a votare o sostenere il M5S. Quale sia la sua clientela. Il popolo italiano? Siamo seri: manca totalmente una coscienza collettiva. Per sopravvivere e fare il bene del paese il M5S deve riconoscere la sua base politica e convincerla (attraverso adeguati strumenti propagandistici) di poterne fare gli interessi. Deve diventare un partito. Senza tradire i propri ideali ma ancorandoli alla realtà sociale.