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Penso che sia indispensabile saper distinguere e tenere distinti i due livelli: quello della discussione interna al M5S, a definirne o ribadirne obiettivi e strategie e soprattutto ad alimentare l’entusiasmo dei militanti e simpatizzanti; e quello della propaganda, volta a convincere o convertire i milioni di italiani a cui la politica sostanzialmente non interessa ma che si stanno accorgendo che il neoliberismo globalista non è il migliore dei mondi possibili.
A mio parere l’errore del M5S è stato quello di confondere i due ambiti: per cui da un lato ha mancato di evolvere e di trasformarsi in un vero partito, in grado di aggregare una base fedele nel tempo e di formare quadri motivati e preparati, e dall’altro si è adagiato nell’assioma che per far prendere coscienza alla gente e stabilizzare il proprio consenso al di là dell’iniziale fiammata ribellistica, bastassero l’onestà, la coerenza e qualche buon risultato, senza avvertire il bisogno di campagne di divulgazione e proselitismo e di ricorrere al condizionamento mediatico.
Esemplare l’ostinazione con cui una tattica efficace agli inizi per farsi notare evidenziando la propria differenza rispetto ai partiti della casta, quella di imporre ai propri parlamentari e rappresentanti (e solo ai propri) drastici limiti di mandato e tagli di stipendio, si è sclerotizzata in una fallimentare strategia di lungo termine se non addirittura in un valore assoluto, quasi fosse un fine (etico) e non un mezzo (politico). Il risultato è stato quello di alimentare il sentimento antipolitico della parte meno coinvolta e più volubile del proprio elettorato, e al tempo stesso indebolire, nei più appassionati e consapevoli, il naturale processo di identificazione degli interessi del Movimento con i propri. Mancando così di comprendere o accettare la differenza fra un partito (che è per definizione di parte, “partigiano”, e dunque privilegia gli interessi dei propri membri e sostenitori) e lo Stato, che deve essere super partes e fare il bene di tutti i cittadini.
Ancora più assurda l’idea di “restituire” agli italiani il denaro così risparmiato, invece di investirlo nel Movimento stesso, per renderlo competitivo e permettergli dunque di governare e fare davvero il bene dell’Italia. I pochi spiccioli distribuiti a imprese o persone bisognose (ma a volte neppure grate) non hanno avuto alcun peso elettorale; mentre la cronica mancanza di risorse (in aggiunta al senso di provvisorietà causato dal limite di uno o due mandati) ha impedito ai veri militanti di “professionalizzarsi” politicamente, per non parlare dell’impossibilità di mettere in piedi una rete di attive sezioni locali e di dotarsi di adeguati strumenti di comunicazione, inclusi un giornale, una radio, un canale televisivo.
Per dirla con chiarezza brutale: lo Stato non deve essere clientelare ma i partiti certo che devono esserlo — finché agiscono come partiti e non come istituzioni statali. In inglese si parla apertamente di constituency, alla lettera “ciò di cui si è costituiti”, con il significato appunto di “gruppo di sostenitori o clienti”, senza alcun valore spregiativo. Il M5S è migliore degli altri partiti perché non usa le istituzioni a vantaggio esclusivo della propria clientela (come fa la Lega e in misura minore il Pd), ma se si illude di poter rinunciare, in quanto partito, a riconoscere la propria constituency e a premiare il lavoro dei propri dirigenti, quadri e militanti, rischia l’insignificanza.
Concludo notando che gli attacchi alla politica sono tipici del neoliberismo e fanno parte del suo generale tentativo di privatizzare lo Stato e deregolamentare la società. Non è un caso che il limite di mandato fu il cavallo di battaglia di Newt Gingrich e della nuova destra americana per conquistare stabilmente la maggioranza negli anni novanta, dopo mezzo secolo di dominio democratico; a prescindere dal fatto che una volta al potere si guardò bene dal metterla in atto (nel disinteresse dei propri elettori), si trattava di una retorica prettamente neoliberista. I ricchi e le multinazionali vogliono un mondo individualista, frammentato, incapace di solidarietà ma anche di organizzazioni di parte, e soprattutto superficiale, incompetente, insicuro. Per contrastarlo il M5S deve diventare un partito, darsi una solida struttura, premiare i propri militanti e sostenitori, andare oltre il volontariato, perché non ha una vita eterna da proporre in cambio del martirio e della santità. O sarà politico o non sarà.