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Mattarella, democristiano liberista messo al Quirinale da Renzi, lancia l’allarme e stampa e televisione amplificano. Di che si tratta? Del fatto che la popolazione italiana è calata: 116mila cittadini in meno. Per cui siamo solo 60 milioni e 300mila, come nel 2014: una tragedia. Chissà come facevamo sei anni fa, o nel periodo del boom economico, quando eravamo 50 milioni.
Si scordano di far notare, i profeti dell’apocalisse demografica, che la densità per km² è superiore alla media europea e mondiale e che restiamo uno dei paesi più sovrappopolati del pianeta — fra gli stati con più di 20 milioni di abitanti occupiamo il quindicesimo posto, appena sotto la Nigeria. Duecento abitanti per km², malgrado un territorio in buona parte montagnoso; la Francia ne ha 123, la Spagna 93, gli Stati Uniti 33.
Siamo troppi e gli italiani se ne sono accorti. Per questo, senza che nessuno li abbia obbligati, fanno meno figli. Comportamento virtuoso, altruista, prudente: e molto moderato. Se infatti la decrescita continuasse a questo ritmo ci vorrebbero ben dieci anni per tornare ai livelli del 2010. A me pare un processo morbido, graduale, non un tracollo come vogliono farvi credere Mattarella e Il Sole 24 Ore. E spero che continui a lungo per poi stabilizzarsi sui 40 milioni di abitanti. Il mondo dovrebbe seguire il nostro esempio. Se non ora, quando? Visto che gli stessi liberisti che vogliono più figli prevedono un drastico calo dell’occupazione a causa dell’automazione. Ma allora perché non gli va bene? Non lo sanno che in un paese e in un pianeta di dimensioni finite, a un certo punto ci si dovrà fermare in ogni caso? Perché aspettare di essere in cento milioni? o duecento? Non lo sanno che più tardi ci si ferma, meno risorse saranno disponibili? Già adesso la capacità rigenerativa annuale della Terra è insufficiente; nel 2019 l’Earth Overshoot Day (il giorno in cui le risorse di quell’intero anno sono state consumate) è stato il 29 luglio, ma per l’Italia è stato il 15 maggio e per il grande modello di Salvini, gli Stati Uniti, il 7 marzo. Perché non fermarsi ora?
Perché il capitalismo non sa fare altro che crescere e senza crescita muore. Non smetterà mai, neppure davanti al rischio o alla certezza della fine della civiltà o dell’annientamento della nostra specie. Non illudetevi che possano ravvedersi, i ricchi e gli speculatori finanziari: l’avidità è la loro natura, come quella dello scorpione della favola è colpire la rana che lo sta portando in salvo fuori dal fiume, anche se così ucciderà sé stesso. Il successo li ha convinti di essere onnipotenti: siccome sanno moltiplicare il denaro, credono di poter moltiplicare qualunque cosa, anche i pani e i pesci. Ma non è vero, sanno solo depredare ciò che natura e civiltà hanno accumulato nei secoli. Non c’è da sorprendersi che a negare l’esistenza di un problema demografico ci sia il Cato Institute, organizzazione della destra più liberista fondata e finanziata dai fratelli Koch e da altri miliardari americani al preciso scopo di fare propaganda a favore della deregulation, del libero mercato e del neocapitalismo più selvaggio.
Mattarella e il Pd vogliono più immigrati: per realizzare il sogno liberal di un’Italia multiculturale, all’americana, e di un mondo omogeneizzato dal consumismo; la Lega e Fratelli d’Italia preferirebbero che aumentasse la produzione autoctona, per tenerci puri. Posizioni differenti ma concordi su un punto: l’importante è che ci siano tanti lavoratori da sfruttare, tanti miserabili da aizzare gli uni contro gli altri, tanti disperati da stordire con gadget inutili — la ricetta del Cato Institute. Ci sono già milioni di poveri, in Italia: dài, creiamone di più, che conviene ai vincenti.
La soluzione non è crescere: è distribuire in maniera equa l’enorme ricchezza disponibile, in modo da vivere meglio tutti, senza eccessi e senza sprechi. Nel 1946 eravamo in 45 milioni, oggi 60 milioni: un incremento del 33%. Ma nel 1946 il PIL italiano pro capite (a parità di potere d’acquisto) era di circa 3mila euro; oggi più di 30mila, cresciuto dunque di quasi il 1000%. Ce ne sarebbe abbastanza per assorbire cali demografici anche più rapidi, e stare lo stesso bene, anzi meglio; se non fosse per l’ingordigia di 40 miliardari, di 400mila milionari e dei tanti che vogliono diventare come loro. Sono loro il problema.