Home

A volte mi chiedo se ci sia speranza. Basta che i media lo vogliano (per aumentare l’audience e vendere più pubblicità ma anche per accontentare le multinazionali che li finanziano e che hanno interesse a una regressione dei popoli nell’irrazionalità e nelle emozioni a telecomando, oltre che per fare un favore agli Stati Uniti nella loro guerra commerciale contro la Cina), dicevo, basta che i media lo vogliano e un virus che finora ha fatto molte meno vittime della solita influenza che arriva ogni inverno e che quest’anno è più virulenta del solito nell’indifferenza generale, diventa una minaccia apocalittica e provoca terrore di massa. In Italia soprattutto, come qualche anno fa l’Isis che stava per sbarcare e far sventolare la bandiera nera su San Pietro. Un panico che dura pochi giorni, giusto finché fa notizia, e poi scompare senza lasciare traccia – né alcuna esperienza. Ma nel frattempo ha distratto la gente dai veri pericoli, il cambiamento climatico, la sovrappopolazione, il consumismo sfrenato, la dissoluzione dei vincoli sociali e culturali, la deriva morale, trasformati anch’essi in breaking news, usa-e-getta come tutte le altre.
Altro esempio, l’oltraggio dei media americani per il ritardo dei risultati delle primarie democratiche in Iowa. Eppure non si trattava di informazioni urgenti: conoscerli dopo qualche ora non cambiava nulla visto che ci sono davanti mesi di primarie e le elezioni presidenziali saranno a novembre. Come mai allora tutta questa agitazione e un tale uso di iperboli (fiasco, catastrofe)? Al punto da indurre il pubblico a pensare che il vincitore sarebbe stato il repubblicano Trump e da sperare che lo sia? Per impedire che la gente si accorga che la fretta non è indispensabile e anzi è ciò che sta rovinando il mondo.
Il liberismo si fonda sulla fretta di avere, sapere, consumare, buttare, passare ad altro: che è la ragione per cui da quando il calcio è stato comprato dai miliardari non si rifanno più le finali terminate in parità ma si va alla ben poco sportiva lotteria dei calci di rigore. Non sopravviverebbe, questo sistema, se si lasciasse alle persone la possibilità di riflettere, di giudicare, anche di annoiarsi un po’ e nell’attesa accorgersi che non tutte le novità e le mode sono positive e tanto meno necessarie.
Fretta e efficienza (presunta), queste le parole d’ordine delle multinazionali e dei tanti economisti e giornalisti al loro servizio. Anche al prezzo di rinunciare al piacere di vivere. E naturalmente alla democrazia e alla politica, sacrificabili all’esigenza di avere sùbito un governo con pieni poteri, come chiedono Salvini e Renzi ma anche a parecchi pentastellati; e non importa se votato da un quarto o un quinto degli aventi diritto. Pieni poteri che piacevano anche a Mussolini: e che a qualcosa servirono, tipo far arrivare i treni in orario; peccato che il potere assoluto corrompa assolutamente e che in cambio di quella puntualità l’Italia precipitò in una guerra sconsiderata, i cui effetti furono morte e distruzione, la perdita di parte del suo territorio e la rinuncia alla propria sovranità a vantaggio degli Stati Uniti (o fate finta di non ricordare che siamo il paese con più basi e bombe atomiche americane ?).
I nostri oppressori sono potentissimi ma si può provare a combatterli. Quello che non si può combattere è la stupidità degli oppressi, la loro succube accettazione dei meccanismi di pensiero preparati e diffusi dalla casta. A cominciare dalla fretta di consumare e consumarsi – in modo efficiente, senza altro fine che l’ansia di finire appena possibile.