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Due considerazioni sulle elezioni regionali in Umbria.
1) Per la destra costituiscono un test, con il quale vogliono accertarsi che si possa vincere senza alcuna reale capacità o idea ma semplicemente con la disinformazione, gli slogan e le menzogne, insomma con i media e il denaro. Pensate al vantaggio: continuare indisturbati ad arricchire le multinazionali, le mafie e le proprie clientele di vincenti senza temere la reazione dei perdenti, distratti da una propaganda-spettacolo capillare e senza contradditorio, costosissima ma lo stesso solo una frazione dei profitti realizzati. Ne hanno fatti parecchi, di test, e non tutti hanno dato il risultato sperato (un esempio è il referendum costituzionale del 2016, peraltro rapidamente cancellato dalla memoria collettiva); ma non mollano, non molleranno mai, tanto anche quando perdono nessuno gliela fa pagare, e hanno aggiustato il tiro.
2) Per il M5S le elezioni sono invece una prova, una prova di carattere. Chi aveva creduto che bastassero l’entusiasmo e l’onestà per abbattere il regime più potente e pervasivo della Storia, quello del neocapitalismo finanziario globale, esca dall’illusione. Rivoluzionare il sistema in tempi brevi è impossibile (finora nessun paese è mai uscito dal liberismo una volta che lo aveva accettato) e anche riforme più modeste ma sgradite alle lobby sono ardue da realizzare; in questa prospettiva ciò che hanno ottenuto Di Maio e Conte in un anno e mezzo è straordinario. I simpatizzanti del M5S devono smetterla con l’infantilismo del tutto e sùbito, con il rifiuto fondamentalista dei compromessi e con gli eccessi di autocritica: sia la capacità di mettersi in discussione che l’intransigenza sono essenziali, come la voglia di cambiare, ma non possono venire appiattite sull’attualità e consumate con la rapidità a cui ci hanno abituato le breaking news e la pubblicità; l’azione politica ha un decorso necessariamente più lento, richiede analisi, riflessione, progettazione, verifiche, confronti, tempi di attuazione. Chi ha fretta ha già perso, diventa un burattino manovrato dai produttori di emozioni, desideri e ansietà a telecomando. Ma anche il Movimento deve approfittare di queste prove per crescere; sperimentando nuove forme di alleanza, come appunto in Umbria, ma anche attrezzandosi per una lotta che, per avere possibilità di successo, dovrà essere prolungata e tenace. In particolare, ha bisogno di una più chiara e convincente ideologia e di una organizzazione pensata non per vincere, come una startup qualsiasi, ma per resistere, per durare.