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Dunque il Comune di Roma ha fatto un accordo con Uber per consentirle di promuovere un servizio di bike sharing (quando occorre usare un termine in inglese bisognerebbe insospettirsi) nel centro storico. Ovviamente il Messaggero — da anni impegnato in una quotidiana campagna di denigrazione di Virginia Raggi — questa volta non ha avuto niente da ridire: quando si tratta di multinazionali, loro approvano entusiasticamente, scordandosi all’istante il loro nazionalismo di facciata. Oggi erano lì a chiedere pene severissime contro i “vandali” che nella notte ne hanno buttate alcune per terra; gentaglia, niente a che vedere con le persone per bene, “l’Italia migliore”, che evade le tasse e manifesta a Roma perché vuole continuare a farlo impunemente.
Ma è davvero inutile perdere tempo a commentare quello che scrive il giornale di Caltagirone. Qualche considerazione la meritano invece l’accordo con Uber e le foto che ritraggono il sindaco della Capitale sulla bicicletta rossa di “Jump by Uber” (non sia mai che si usi una parola italiana). A me pare un passo falso e un pessimo segnale. Tenete presente che l’Italia è il maggiore produttore di biciclette del mondo e, credo, anche il maggiore esportatore; persino negli Stati Uniti la bicicletta è sinonimo di industria italiana, come la pasta. Non stiamo dunque parlando di un settore sviluppato altrove e rispetto al quale ci tocca fare la colonia; o nel quale un tempo eravamo forti ma al quale abbiamo rinunciato in nome della globalizzazione e di +Europa (parlo dell’industria automobilistica, crollata dell’80% dopo l’entrata nell’euro; 80%!).
Va benissimo diffondere le bici comunali ma devono essere bici italiane (sono bici italiane quelle di Uber?) gestite da compagnie italiane (i margini economici sono nella gestione). Perché fare un regalo a Uber? Cosa ha promesso e a chi? O qualcuno pensa che lo faccia per senso civico? Si tratta di una delle peggiori corporation amerikane, “una frode liberista”, insieme a Amazon: usa la scusa dell’ambiente ma il suo scopo è indebolire il sistema di trasporto pubblico e privatizzarlo.
Proprio non mi sento di biasimare chi cerca di opporsi, e non li chiamerei vandali, come non chiamo vandali gli operai che durante il biennio rosso o durante l’autunno caldo danneggiavano le fabbriche (le stesse fabbriche che senza subire alcuna critica i padroni hanno delocalizzato in Asia o nell’Europa dell’Est o svenduto a gruppi esteri). La crisi ambientale è una priorità assoluta: che però deve essere affrontata dagli Stati e gestita da strutture pubbliche o almeno locali, non da miliardari stranieri interessati solo ai propri profitti e a quelli degli speculatori finanziari. A Boston, per esempio, è il Comune a gestire in prima persona il servizio e le sue “Bluebikes” vengono definite “trasporto pubblico”; ha uno sponsor ma che lo fa solo per pubblicità, non perché, di suo, operatore del settore. E se si voleva un altro tipo di tecnologia, che consenta di lasciare le bici ovunque e non nelle apposite rastrelliere, perché non rivolgersi a una ditta italiana? E se non ce ne sono, perché non aiutarle ad affermarsi? Negli Stati Uniti ce ne sono parecchie, startup partite con investimenti bassi, sui dieci milioni di dollari. Davvero non possiamo fare altrettanto? Infine, se proprio ci si doveva affidare a una multinazionale americana, perché proprio la peggiore, Uber, che fra l’altro nel settore è entrata l’anno scorso comprandosi Jump Bike (modus operandi delle megacorporation)? Meglio Lime, per esempio, o Bird. Tanto per contrastare i monopoli: come assolutamente non mi aspetto che facciano i partiti delle megamultinazionali tipo Lega o FI o Pd ma almeno il M5S.

PS Lo stesso ragionamento vale per l’idea di costringere gli italiani a usare carte di credito. Se fossero emesse e gestite dal Tesoro non avrei grosse obiezioni; ma se sono Visa o Mastercard o AmericanExpress ho molte obiezioni. Costituiscono il più colossale balzello della Storia, una percentuale fissa su ogni transazione che ha reso la finanza privata molto più potente degli Stati nazionali. Obbligarci a usarle è vergognoso, anzi, è puro liberismo.