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Alla manifestazione liberista di Roma il pregiudicato nonché miliardario Berlusconi ha gridato: “In questa piazza c’è la migliore Italia, seria e perbene”. E i giornali, obbedienti, hanno amplificato il messaggio. Inutile farsi venire attacchi di bile: bisogna piuttosto capire, imparare e attrezzarsi.
Capire, per esempio, che agli italiani, come agli americani e suppongo a tutti i popoli (anzi, agli italiani meno che ad altri ma in misura crescente), piace sentirsi speciali e migliori, dunque sentirselo dire, dunque chi glielo dice. Anche se sono lodi esagerate o indimostrabili, anzi soprattutto se sono lodi esagerate e indimostrabili. Perché resistere all’invasione di Amazon, Starbucks, Uber, Apple, Ikea, è difficile e poi si sembra poco alla moda; per sentirsi patriottici meglio accontentarsi di un cartellone con su scritto “Orgoglio italiano”. Non è diabolico: è umano. Per cui, se a livello razionale si deve essere realisti e perciò pessimisti, a livello di azione politica si deve essere ottimisti e perciò positivi, anche contro l’evidenza. Ricordando che non si tratta di una menzogna, perché in ogni caso i progetti e i propositi sono al di là della certezza, sono sempre ipotesi, esplorazione di possibilità, fiction.
Al M5S consiglio di diventare capace non solo di comunicare ma anche di narrare, e di narrare storie a lieto fine. Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà, diceva Gramsci; ossia: quando si parla del passato contano i fatti, quando si parla del futuro contano le intenzioni, l’atteggiamento, le speranze. Grillo e i V-Day hanno rappresentato il necessario momento destruens ma dopo anni di crisi vera o annunciata la gente è stanca di negatività. Serve una retorica construens e servono giornali e televisioni che la diffondano. Non solo chiacchiere, naturalmente; ma le buone politiche di cui nessuno si accorge perché ignorate dai media, o di cui gli avversari possono appropriarsi indebitamente (vedi Salvini), o che la macchina del fango sommerge impunemente di calunnie (vedi la Roma di Virginia Raggi, di gran lunga il miglior sindaco dai tempi di Petroselli), non sono buone politiche: sono niente.