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Il principale problema della proposta di Grillo di togliere il voto agli anziani è che non si tratta di una provocazione bensì di un’idea banale e pienamente in linea con il sistematico smantellamento liberista di ogni opposizione al progresso, non più inteso come un lento e controverso processo di maturazione collettiva bensì come un destino manifesto, dunque non rifiutabile, nel cui nome costringere tutti i popoli ad accettare qualsiasi innovazione tecnologica o morale che i sacerdoti del cambiamento fine a sé stesso considerino politicamente corretta. Basta leggere le motivazioni statistiche da lui addotte per giustificare la sua discriminazione: gli anziani “non amano particolarmente il progresso” e hanno molte più probabilità dei giovani di essere “contrari al matrimonio gay”, “alla legalizzazione della marijuana” e “agli immigrati”, oltre che “pro-Brexit” e “a favore di Trump”. Immagino che siano anche i meno interessati ai social, il che potrebbe spiegare l’insofferenza di Grillo nei confronti dei suoi coetanei: infatuato dei nuovi media (insieme a Casaleggio), ha sempre clamorosamente sottovalutato l’importanza dei giornali e delle televisioni; e adesso pensa di arginare l’emorragia di consensi provocata da quell’errore cercando di escludere chi non si faccia piuttosto manipolare dai social. Mentre gli adolescenti che passano sei ore al giorno attaccati allo smartphone vanno benissimo; come se una volta che avessero il voto non sarebbero istantaneamente plagiati dai poteri che già condizionano le loro abitudini. Si è domandato un giornalista di TG Valle Susa: “Questa voglia di giovanilismo quanto risponde al reale desiderio di potenziare la voce dei giovani, e quanto a quello di incanalarli precocemente, e meglio, dentro le anguste mura di qualche ideologia per farli diventare another brick in the wall?”. Intanto su Wired (testata americana che promuove internet come una religione globale) lo scrivono apertamente: “Gli anziani sono un ostacolo alla crescita economica italiana, ma la colpa è del sistema politico“: eutanasia sociale e qualunquismo antipolitico, il sogno dei giovani rampanti.
Preoccupante interpretazione della democrazia, quella di Grillo: i gruppi che non la pensano come noi o che non vivono come vorremmo vanno privati del voto: si comincia dai cittadini ultrasessantenni, più avanti si potrebbero escludere i disoccupati (in Serbia, Bosnia e Croazia i minorenni votano se hanno un lavoro) o i malati cronici o gli analfabeti funzionali o i poveri o chi non abbia un abbonamento a internet, fino a identificare la categoria che con più entusiasmo cavalchi le magnifiche sorti e progressive, realizzando il totale appiattimento sul presente sognato dalle multinazionali e la scomparsa di qualsiasi memoria e cultura in cambio di un consumismo compulsivo e adolescenzialmente frettoloso di prodotti e di valori. Un po’ come un secolo fa suggerivano i futuristi, euforicamente attratti dalle mode e dal cambiamento per il cambiamento e presto diventati dei ferventi interventisti nella “guerra igiene del mondo” e poi dei fascisti. A chi creda di sapere chi abbia il diritto di votare, se non di vivere, consiglio la lettura della Giornata d’uno scrutatore di Italo Calvino.
Poi c’è la convinzione che le decisioni sul futuro spettino a chi ne può rivendicare di più: dunque i sedicenni o ancor meglio i quindicenni (ma allora perché non i dodicenni o i bambini delle elementari?), benché privi di esperienza, competenza e maturità, piuttosto che a chi ha una più breve aspettativa di vita ma che negli anni ha avuto modo di imparare cosa significhi misurarsi con la realtà, anzi con le diverse realtà di epoche differenti. Senza accorgersi che il messaggio che si trasmette ai giovani, che già lo sentono ripetere quotidianamente dalla pubblicità, è che l’attenzione al passato non serva a nulla, come il dialogo con le precedenti generazioni, e che l’unica cosa che conta è cercare istintivamente e arrogantemente la propria felicità individuale e individualistica. Pura deregulation liberista o, se preferite, avventurismo liberal. Significativo che a chiedere l’accesso alle urne dei ragazzini sia stato, poche settimane fa, Enrico Letta, con il sostegno dei giornali tutti a cominciare dal Sole 24 Ore.
Certo, fra gli adulti ci sono milioni di psicolabili, abbrutiti dalle troppe ore passate davanti alle televisioni berlusconiane; ma allora la proposta provocatoria da fare, come già nel 1975 Pasolini in un famoso articolo del Corriere della Sera, dovrebbe essere di abolire la tv.
Quando ho letto per la prima volta il post di Grillo mi sono preoccupato dei danni che una simile esternazione potrà provocare al Movimento. Poi mi sono accorto che parecchi penstastellati la pensano allo stesso modo. Per cui adesso mi domando quali argomentazioni usare per difendere dai continui e per lo più pretestuosi attacchi dei media un partito che sta facendo importanti riforme ma poi si riconosce in posizioni così apertamente liberiste. Sono pragmatico e un lettore di Machiavelli e capisco i compromessi necessari per attuare un programma politico; ma qui non si parla di programmi e di compromessi, si parla di ideologia ed è un’ideologia che non mi piace e nella quale non mi posso riconoscere. Mi auguro che Di Maio chiarisca al più presto che la posizione del M5S è di deciso rifiuto di ogni discriminazione, inclusa quelle nei confronti del passato, portatore di tradizioni, memorie ed esperienze estranee ai trend imposti dalle multinazionali e al loro culto dell’attualità.
Poi, a evitare fraintendimenti, preciso che ho votato M5S nel 2018 e lo sosterrò sino al 2023: solo allora farò il bilancio. Ecco, vorrei che allora il bilancio fosse positivo, per me e per altri, e questa uscita di Grillo mi pare stupida e sbagliata. Tutto qui: non ho perso il senso delle proporzioni e resto consapevole che berlusconiani, renziani, liberal e uguali, radicali +europeisti, leghisti e fascistoidi sono molto ma molto peggio.