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Peccato che i giornalisti italiani, ma in realtà i giornalisti di tutto il mondo, siano ormai felicemente al servizio del potere. E neanche di quello politico, che almeno è ogni tanto sottoposto al giudizio del popolo o potrebbe esserlo; no, i giornalisti di oggi rispondono direttamente alle multinazionali e alla finanza globalista, che nessuno elegge e nessuno controlla, neanche gli Stati (ostacolare il libero mercato è un crimine e comporta sanzioni se non interventi armati); parlo di banche e corporation che valgono trilioni e alle quali la deregulation liberista ha permesso di influenzare e gestire settori chiave quale appunto l’informazione e, in misura crescente, sull’esempio americano, la sanità, i trasporti, la scuola e l’educazione in genere, persino la sicurezza e l’apparato militare. Dicevo, peccato che la stampa sia asservita ai miliardari. Altrimenti i corrispondenti dagli Stati Uniti potrebbero spiegarvi cosa sta succedendo lì, che con pochi aggiustamenti sarà quello che poi succederà altrove e specificamente in Italia. Saperlo aiuterebbe chi oggi, da fuori, sarebbe ancora in grado di accorgersi dei pericoli che si corrono a sdoganare i peggiori istinti umani, l’individualismo e l’avidità, in nome dei miti della libertà personale e del successo (a volte chiamato meritocrazia).
Da CNN al New York Times a Fox News, per esempio, tutti i media più influenti oggi celebrano Trump perché la borsa vola e la disoccupazione è ai minimi. Scordandosi di far notare che ad arricchirsi a Wall Street sono soltanto i ricchi e che la piena occupazione deriva esclusivamente dalla diffusione del precariato, anzi del lavoro a cottimo (tipo Uber o Amazon), da stipendi da fame (per cui molti sono costretti a fare due lavori, uno a tempo pieno e l’altro a tempo parziale, di notte o durante le feste), da una mobilità totale per permettere agli investitori di avere profitti più alti (anche verso il South Dakota, che giustamente non sapete dove sia, a centinaia di chilometri dalla prima città degna di questo nome e a migliaia dagli stati dove la gente ha scelto di vivere), e dall’assenza di diritti sindacali e dei lavoratori, che possono per esempio essere licenziati in qualsiasi momento senza motivo e che per legge non hanno diritto neanche a un giorno di ferie pagate. Il bello è che anche se questi aspetti venissero evidenziati, niente cambierebbe; fin dalle scuole i giovani americani vengono educati a pensare che chi fa i soldi era il migliore e dunque se li meritava, anche se fossero decine di miliardi, e che chi non ce li ha si facesse venire un’idea e lanciasse una start-up e diventasse lui stesso milionario o si rassegnasse a essere sfruttato perché così vanno il mondo e il Libero Mercato (con le maiuscole in quanto divino).
Vi piace? No? E allora svegliatevi: perché è lì che i liberisti vi stanno portando e se alle europee li premierete, anche con il disinteresse e l’astensionismo, ci arriverete presto, senza neanche accorgervene.