Home

La bellezza del mondo è la sua estrema varietà, naturale e culturale, e la varietà è anche il più efficace strumento per evitare che un evento imprevisto cancelli la vita o la civiltà. Occorrerebbe dunque diversificare, non omologare. Invece liberisti e liberal vogliono monocolture e monocultura e le stanno imponendo, assassinando il genius loci (e innumerevoli specie vegetali e animali).
Per secoli la regola è stata: paese che vai, usanze che trovi (when in Rome, do as the Romans do). Adesso pretendono che ogni paese si adegui alle usanze di chi arriva, poche usanze semplificate e sradicate da qualsiasi contesto, rese astratte e facilmente manipolabili e commercializzabili. Ovviamente le tensioni crescono ed esploderanno. Ovviamente la retorica di destra ha presa; si tratta solo di retorica però funziona ed è giusto che funzioni. È in gioco il bene primario non solo dell’umanità ma della vita: la diversità, e la diversità non significa poter compare mango e papaya in ogni luogo, qualche centinaio di prodotti identici in ogni supermercato del pianeta (e tutti di proprietà di un paio di multinazionali); significa che ogni luogo abbia i suoi prodotti, meno dunque in ciascun posto e incomparabilmente più numerosi complessivamente. Lo stesso per i costumi, le abitudini, i pregiudizi, le lingue, gli accenti.
La globalizzazione livella tutto, come la morte.