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Il gioco del partito liberista (Pd e Berlusconi più Mattarella e varie stampelle libere e uguali) è ormai chiaro: il veto a Savona, assolutamente privo di fondamenti, è una mera scusa: serve per andare a nuove elezioni, e andarci per colpa (così diranno giornali e telegionali a reti unificate) del M5S e della Lega. La successiva campagna elettorale sarebbe sporca come mai in precedenza, con pesanti ingerenze straniere, fake news continue e, se proprio fosse necessario, violenze. Tanto cos’hanno da perdere? Anche se gli italiani confermassero il loro voto, o magari aumentassero la percentuale di consensi a M5S e Lega, ci si troverebbe nella situazione attuale, con un governo populista (per me il termine ha un valore positivo, come per Bernie Sanders) che i liberisti non possono tollerare. Che abbia una maggioranza del 55%, come ora, o del 65%, per loro non cambierebbe niente.
Sperano invece che nei prossimi mesi (Mattarella la tirerà per le lunghe) e dopo il lungo letargo estivo, qualche cosa cambi; la Germania potrebbe per esempio aiutare Gentiloni o un governo del presidente con un piccolo piano Marshall che dia ai giornali e all’ISTAT il pretesto per proclamare la fine della crisi. Per non dire del fatto che se fosse la Lega a rafforzarsi più sensibilmente, le tensioni con il M5S aumenterebbero e il loro accordo potrebbe vacillare, a vantaggio di un ritorno di Salvini con la destra o in una Große Koalition che includa i renziani.
Non bisogna cadere nella trappola. A livello retorico il M5S deve denunciare con durezza l’operato di Mattarella ma questo governo s’ha da fare, anche senza Savona. Tanto i ministri si cambiano. Fra un anno, quando il governo si sarà rafforzato (occupando la Rai, per esempio, e altri centri di potere, e finalmente lasciando libera la magistratura di indagare e punire i corrotti), Savona potrebbe essere chiamato a guidare il dicastero dell’economia. Tanto la battaglia contro l’UE non la si combatterà per prima.
Capisco la rabbia, la frustrazione. Ma questo non è il momento delle fughe in avanti, caricando a testa bassa contro le provocazioni dei potenti. Questo è il momento dell’astuzia, della pazienza. Del machiavellismo. Accettare qualche compromesso, mostrarsi concilianti; fino a che non si abbia la forza sufficiente per fare giustizia.

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