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La Costituzione (articolo 87) dice esplicitamente che il presidente della repubblica è “il capo dello Stato” e rappresenta “l’unità nazionale”: concetti ormai incomprensibili per i liberisti di destra e di sinistra, da anni impegnati nella dissoluzione dello Stato e dell’idea di nazione per lasciar campo libero alle multinazionali private. Infatti il presidente scelto da Renzi e Berlusconi sull’argomento è stato esplicito: non riuscendo a imporre il suo governo “neutrale” (la frase seguente spiega bene quale sia la sua idea di neutralità) si è raccomandato, lo cita con grande evidenza La Repubblica, di “avviare una riscoperta dell’Europa come di un grande disegno sottraendosi all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili”. Puro liberismo globalista, sia nella rinuncia forzata alle specificità locali e nazionali (spacciati come “particolarismi”) sia nella retorica consunta della impossibilità storica di qualunque soluzione (“inattuabile”, “senza futuro”) che, pur interessante e gradita alla gente (“seducente”), non piaccia ai poteri forti dell’economia; per non parlare della ridicola attribuzione dell’“egemonia” non a chi davvero la esercita (il neocapitalismo planetario e il suo pensiero unico) ma a chi faticosamente cerca di opporsi a esso e di indicare modelli alternativi. È tipico dei democristiani essere passati dalla fede nella Provvidenza (Dio lo vuole) alla fede nella finanza (lo vuole il Mercato).
In altre parole, per Mattarella la svendita materiale e culturale dell’Italia può, anzi, deve continuare – è un destino manifesto, ineluttabile. Ora, la Costituzione (articolo 90) afferma che il presidente della repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni. Però con due eccezioni: l’alto tradimento e l’attentato alla Costituzione. Non saprei come meglio definire questi due crimini che con l’esempio di un presidente che invece di proclamare e difendere l’indipendenza e identità del paese ne auspichi e prescriva la dissoluzione all’interno di un organismo sovranazionale, e questo senza mandato parlamentare (anzi, il presidente sta minacciando il parlamento) e senza approvazione del popolo attraverso referendum costituzionale.
Ovviamente Mattarella non sarà messo in stato d’accusa dal parlamento; ai media di regime piace accusare il M5S e la Lega di populismo ma in realtà sono, entrambi, partiti moderati, tutt’altro che rivoluzionari e non intenzionati a provocare conflitti istituzionali o ad alzare la tensione sociale. Per cui non ghigliottineranno nessuno, neanche metaforicamente. Lo stesso credo che un loro governo possa costituire il primo passo, indispensabile anche se assolutamente insufficiente, per far uscire l’Italia dalla palude della corruzione e del menefreghismo individualista e fermarne il processo di americanizzazione. Di Maio e Salvini non sono certamente i politici di sinistra che speravo sarebbero emersi dalle macerie della DC e poi del berlusconismo, ma purtroppo la sinistra italiana è stata annientata da decenni di veltronismo, prodismo e renzismo e ci vorrà tempo perché possa rinascere. Almeno, M5S e Lega non sono graditi a Mattarella e a La Repubblica e ancor meno al New York Times, a CNN, al Wall Street Journal. Qualcosa vuol dire ed è da lì che bisogna partire.

[Questo articolo è già apparso con pochissime varianti su T&M l’11 maggio 2018]

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