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Auguro tutto il bene possibile alla nuova sinistra di Pietro Grasso: qualunque forza che possa indebolire il Pd ha il mio sostegno. Purtroppo non mi pare che il bene possibile, contrariamente a quello sognato, sia molto. Per due motivi principali:
1) Parte della classe dirigente del nuovo partito è ampiamente screditata per via dell’appoggio dato a Renzi nello smantellamento dello stato sociale e nella privatizzazione del paese. Al momento opportuno troverà la scusa per tornare a fare da stampella al Pd e comunque non può dare alcuna garanzia che non lo faccia.
2) Un’altra parte, non compromessa, è interessata principalmente ai diritti individuali e, peggio, ai presunti diritti universali dell’individuo, in totale scollamento con le concrete esigenze (antiglobaliste e antiliberiste) dei lavoratori e dei cittadini meno abbienti. Il nome scelto, “Liberi e uguali”, ne riflette le priorità: il concetto di libertà è uno dei cardini del neocapitalismo (libero mercato, libertà d’impresa, libertà personali), usato in diretta opposizione alla solidarietà sociale e alle regole e limitazioni imposte dallo Stato in nome della preminenza del pubblico sul privato; mentre l’assenza di un riferimento all’Italia fa sospettare che l’uguaglianza di cui si parla non sia economica bensì civile. Peccato: “Italiani liberi e uguali” è bruttino ma almeno avrebbe esplicitato la dimensione nazionale popolare, e non “liberal” e cosmopolita, della nuova formazione; così come la presenza della “i” nel nome del PCd’I e del PCI ne evidenziava l’autonomia dall’URSS. Ma temo che i liberiuguali abbiano più paura di sembrare nazionalisti o populisti che di sembrare liberisti.

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