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È arrivata un’altra ondata di caldo brutale, ennesimo segnale che il cambiamento climatico ha accelerato e che l’Italia si sta saharizzando. Ma i media già non se ne occupano più: afa e siccità non bucano lo schermo, vuoi mettere con il trasferimento di Neymar al Paris Saint-Germain? In particolare non interessano a quel 40% di italiani ai quali giornali, telegiornali e pubblicità si rivolgono: i vincenti e i ben più numerosi aspiranti tali, che continuano a guadagnare diecimila volte meno di un calciatore ma sono convinti che la fortuna potrebbe toccare anche a loro e che comunque successo e denaro siano le sole cose per cui valga la pena vivere. (Quanto al rimanente 60%, rassegnatevi, non conta un cazzo; ed è ovvio che non conti visto che accetta con passività la propria marginalità, piega la testa, si immalinconisce, si astiene).
Cosa volete che gliene importi ai vincenti del caldo? Hanno auto e case con aria condizionata e comunque stanno partendo per il mare (vanno solo al mare) e una giornata di pioggia con conseguente rinfrescata la considererebbero una sciagura, anche quando l’agricoltura e le foreste ne avrebbero disperato bisogno. È che un potenziale vincente deve essere abbronzato, se no non vince; mentre la campagna e la natura non lo riguardano, sono così noiose, desolate, volete mettere con il piacere di ammassarsi su una spiaggia a discutere di calcio mercato? Se fa caldo, meglio; e se la gente non ha acqua, che si beva uno spritz.
Si sta sviluppando una razza umana che invece di cercare di creare un mondo migliore considera migliore il mondo degradato in cui si trova a vivere in conseguenza della propria superficialità e intenzionale ignoranza. È la strada più facile per non soffrire, amaramente prospettata da Italo Calvino alla fine delle Città invisibili: “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più”. In altre parole, adeguarsi a qualunque condizione e trovare la felicità non nella lotta per un ideale (il progresso ma anche la difesa della tradizione o dell’ambiente) bensì nella rassegnata feticizzazione del presente o del futuro annunciato dai potenti come un destino manifesto, quale che sia: “Non si possono fermare le nuove tecnologie!” “È il mercato bellezza e non puoi farci nulla!” (titolo di un articolo di prima pagina della Gazzetta dello sport per deridere coloro che si sono indignati per i 600 milioni dati a Neymar).
Calvino scriveva in un’epoca in cui parecchi ancora parlavano di coscienza politica e civile riuscendo così a mettere in difficoltà i vincenti, a costringerli a compromessi e concessioni; ma la spinta si è esaurita. I vincenti hanno scelto la loro strategia: negare l’evidenza e trasformare euforicamente qualsiasi problema in un successo, drogandosi di ottimismo e di virtualità oltre che di stupefacenti e di individualismo. Che poi vada come vada, intanto loro se la stanno godendo. Sapremo noi opporre loro, come facemmo in passato, una razionalità e dei valori e fondare su di essi un progetto di lunga durata? Antonio Gramsci sintetizzò la situazione di coloro che combattono per il bene comune in una formula: pessimismo della ragione, ottimismo della volontà; entrambi necessari. Avremo la capacità di guardare in faccia la realtà e nonostante tutto organizzarci, riconoscere le vere priorità senza farci distrarre dal gossip mediatico e dal consumismo compulsivo, accettare lo scontro (che sarà durissimo, inutile farsi illusioni) in nome di una diversa concezione di cosa significhi essere umani?
All’inferno ci si può arrendere e persino adattare, lo stiamo vedendo; ma non è l’unica soluzione. Calvino ne propose un’altra, che comporta rischi ed esige attenzione e apprendimento continui: “Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Per poter resistere ai mutanti, per provare a fermare il grande caldo.

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