Home

Quelli della mia generazione si ricorderanno cosa fosse Israele una trentina d’anni fa. Al di là delle tensioni con i palestinesi e con il mondo arabo, un paese molto egualitario, con un fortissimo senso non solo di identità (facile da costruire a freddo, attraverso pubblicità e disinformazione) ma anche di comunità e solidarietà, che invece richiedono pratiche quotidiane di esistenza. Tutto ciò è finito. Grazie a Benjamin Netanyahu: e non perché sia un falco che opprime e massacra i palestinesi e consente illegali insediamenti in territori che non gli appartengono. Quelli sono più che altro diversivi.
Un interessante articolo di Paul Krugman sul New York Times di oggi elenca la vera trasformazione che è avvenuta in Israele: l’economia è cresciuta più di quella degli altri paesi avanzati, soprattutto nel settore delle nuove tecnologie; a guardare il PIL, è un paese benestante. Invece il numero dei poveri è raddoppiato (dal 10 al 20%), molta gente sta peggio, ad averci guadagnato è solo una parte della popolazione e ad averci guadagnato oscenamente sono pochissimi plutocrati. Secondo la Banca di Israele venti famiglie controllano imprese quotate metà del valore azionario dell’intera borsa di Tel Aviv. E come sono nate le immense fortune di queste venti famiglie? In buona parte con le privatizzazioni di beni pubblici e comuni, fatte ovviamente per diminuire la spesa pubblica e prevenire corruzione e abusi.
La ricetta Renzi, in sostanza, che ovunque sia stata applicata (il caso più clamoroso sono gli Stati Uniti della Reaganomics) ha invariabilmente portato a un sensibile incremento dell’ineguaglianza economica, alla precarizzazione del lavoro e allo scandaloso arricchimento di personaggi ben connessi con il regime. Non sarà facile per Israele invertire la rotta, neppure se martedì prossimo Netanyahu venisse sconfitto alle elezioni (ma i media sono tutti per lui: vi sembra anche questa una storia già sentita?). Per gli Stati Uniti, quasi impossibile. Perché una volta che i beni sono passati legalmente nelle mani dei privati, è difficile toglierglieli senza una rivoluzione: che i loro giornali trasformerebbero in terrorismo e le loro tecnologie e la loro polizia reprimerebbero senza pietà, immemori del buonismo che oggi ostentano per perdonare evasori e corrotti.
L’Italia è ancora in tempo ma Renzi va fermato subito, in qualsiasi modo: in piazza, se il Parlamento è ormai sul libro paga delle multinazionali che stanno per comprarsi il paese – per poco più dei due euro a voto che furono sufficienti per comprarsi il Pd.