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Che la macchina del fango liberista abbia cominciato ad attaccare Maurizio Landini non mi sorprende. Mi sarei stupito molto di più se non lo avesse fatto, con un pretesto qualsiasi. Perché Landini è in questo momento l’unico dirigente di sinistra che, in Italia, stia dimostrando abilità politica e capacità strategiche. Ha per esempio capito che il colpo di stato liberista e l’americanizzazione del paese li si impedisce solo alzando la tensione sociale. Non è un caso che da quando si parla di sciopero generale Renzi sia diventato nervoso e la sua popolarità sia in caduta libera. Quanto ai media, stanno affannosamente provando a soffocare la crescente sensazione che non sia affatto vero che non ci siano alternative alle privatizzazioni, come il governo vorrebbe farci credere. L’attacco a Landini fa parte del loro modus operandi: era prevedibile e non deve preoccuparci, anzi, è il sintomo di un profondo disagio del renzismo.
Preoccupante è invece il fatto che qualcuno, a sinistra (sinistra vera, intendo), si sia imbarazzato e abbia pensato di dover criticare Landini. Come se non fosse assolutamente vero che in questo momento Renzi non abbia il consenso della maggioranza degli onesti, in realtà neppure di una significativa minoranza di loro: non dopo gli sporchi accordi con Marchionne e Berlusconi, il decreto stupra-Italia, la legge truffa elettorale, i tentativi di cambiare la Costituzione, la fiera delle vanità alla Leopolda; non dopo che ha dimostrato il suo narcisismo e la sua arroganza in innumerevoli performance televisive. Ciò che intendo è che Renzi ha intenzionalmente cercato il supporto di un certo tipo di italiani, e lo ha ottenuto. Per chi credete che voterebbero, oggi, quelli che non pagano le tasse, quelli che si fanno raccomandare, quelli che compiono abusi edilizi o di altro genere, che si fanno corrompere a vari livelli, dalla mazzetta al favore personale, e poi i mafiosi, i camorristi, gli arrivisti? Molti di loro in passato hanno votato Berlusconi ma sanno che Berlusconi al potere non ci tornerà più, e i disonesti non hanno ideologie, solo interessi privati. Ovviamente non si tratta del 40%, come proclama Renzi, bensì di un 23% gonfiato dall’assenteismo e probabilmente in calo, malgrado l’arrivo in massa dei transfughi di Forza Italia. Qualcuno davvero si illude che in Italia non ci sia un 20% di disonesti?
Trent’anni di buonismo hanno portato la sinistra a politiche liberiste e a una retorica di destra: è ora di tornare alla conflittualità, allo scontro, alla contrapposizione frontale. A livello di sindacati ma anche di partiti. Finiamola con gli ecumenismi che fanno comodo solo a chi ha il potere e vuole tenerselo, anzi lo vuole accrescere per poter approfittare della crisi per arricchirsi ai danni del paese. Si tratta di decidere da che parte si sta, e certamente non tutti staranno dalla stessa parte. Io sto dalla parte di Landini, dalla parte degli italiani onesti.

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