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Vedrete che il TTIP sarà approvato, nell’indifferenza degli italiani (e non solo loro), troppo occupati a discutere (quelli che non pensano solo all’iPhone 6 o alle celebrity) se sia bene tenere o togliere il crocifisso dalle scuole o se i matrimoni gay officiati dal sindaco di Roma siano legali o no, o come mai Grillo non fosse a Genova a spalare. Non sono cazzate, anzi, ma purtroppo sono diventati dei diversivi. Usati dai media per non far rendere conto alla gente che in gioco c’è molto, molto di più: neppure la democrazia, che in gran parte abbiamo già perduto e che pochi sembrano rimpiangere; in gioco è la condizione umana. Il liberismo vuole trasformarci in schiavi del capitale, costretti a consumare quello che vogliono venderci anche se non ci serve e ci fa ammalare o ci uccide; costretti a vivere dove conviene alle corporation anche se non ci piace e significa la fine delle nostre comunità e delle nostre famiglie; costretti a lavorare quanto fa comodo ai supermanager, ossia troppo finché siamo giovani e niente appena raggiunta la mezza età; costretti a pagare l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, il mare o le montagne dove vorremmo trovare un attimo di quiete: beni comuni di cui i ricchi si sono appropriati a prezzi stracciati e con il nostro consenso. Ma pochi sembrano preoccuparsene. Non sapete cosa sia il TTIP? Peggio per voi. Perché la vostra esistenza cambierà lo stesso e l’ignoranza o l’indifferenza o la rassegnazione non vi salveranno da questa ulteriore deriva liberista, un altro passo verso lo smantellamento non solo degli stati sociali ma degli stati in generale, come al solito in cambio di promesse di lavoro e benessere così false e vuote che nemmeno vengono apertamente discusse. E una volta entrati non c’è modo di uscire, come non si esce dall’euro e non si esce dalla globalizzazione e non si possono rendere di nuovo collettivi i beni privatizzati. C’è ancora tempo per salvarsi, forse, ma poco.

(Suppongo non sia necessario notare che Renzi ha naturalmente espresso l’appoggio “incondizionato e totale” del governo al TTIP. Ha anche detto che si tratta di una “scelta strategica”: aggettivo che usa ogni volta che non sa spiegare perché faccia qualcosa).

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