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Il 4 ottobre è la festa di san Francesco d’Assisi, un uomo che amava la natura, che rinunciò alla ricchezza e soprattutto che era capace di umiltà e di profonda compassione (cum patior, soffrire insieme) nei confronti dei BerlusconiFrancescodeboli, degli emarginati, dei perdenti. Quale data più opportuna per il Senato per votare la decadenza del ricchissimo, avido, disonesto, superficiale, narcisista Berlusconi? Lasciamo per un momento da parte l’ennesimo bluff del Pdl, che minaccia di andare a elezioni che non gli conviene fare. Qui vorrei insistere sul contrasto fra le due figure. Francesco e Berlusconi rappresentano i due opposti modelli fra cui gli italiani, ma in effetti tutti gli abitanti del pianeta, sono chiamati a scegliere. Una scelta non più eludibile o rimandabile. Il fatto che il Conclave abbia eletto papa Bergoglio e che Francesco I abbia assunto proprio quel nome per annunciare il ritorno di una Chiesa più trasparente e militante, sono segni di un’urgenza: la civiltà umana è in pericolo.
Berlusconi incarna il culto del denaro e del successo a tutti i costi, il disprezzo per l’ambiente e per i beni comuni, l’edonismo come negazione delle responsabilità e della solidarietà. Si tratta di un fenomeno globale iniziato negli anni novanta, quando il capitalismo, vinta la lunga guerra contro il socialismo e i movimenti sindacali, si è sentito onnipotente e ha cominciato a comportarsi di conseguenza: come un regime totalitario, assoluto, un pensiero unico, autoreferenziale e incapace di prudenza e moderazione. Di fronte a tale strapotere distruttivo il voto di povertà e umiltà di san Francesco rimane l’unica autentica alternativa: non nel senso che bisogna privarsi di ogni proprietà e rinunciare a ogni ambizione, ma che chi non subordini, nella prassi ma anche ideologicamente, la proprietà privata e le ambizioni personali ai bisogni collettivi, l’individualismo al senso di appartenenza a una comunità, l’avidità alla generosità, non potrà mai resistere alle lusinghe del liberismo. Non ci sarà alcun cambiamento, non ci sarà salvezza per la nostra società e per il pianeta se la gente non si accorgerà che rinunciare al troppo (che di solito significa rinunciare al mero desiderio di avere troppo, senza ottenerlo mai ma così accettando che pochi lo abbiano) non porta alla sofferenza ma a una felicità diffusa, equa, perché non ottenuta grazie allo sfruttamento degli altri e alla dissipazione delle risorse naturali bensì attraverso la cooperazione, la partecipazione, il rispetto.
Francesco e Berlusconi. Basta ascoltare come parlano. Il patologico egocentrismo di Berlusconi, che molti italiani ammirano e condividono, esplode in ogni sua frase sincera, come questa, da un’intervista di pochi mesi fa al Corriere della sera: “Sono sereno, mi sono sempre comportato benissimo, sono gioioso, mi piace avere intorno – invece di vecchi politici dell’opposizione che hanno la forfora qui, che gli puzza l’alito, che sudano, che non si lavano – un po’ di persone a cui mi piace di far sentire le canzoni che compongo nottetempo, mi piace di cantare perché mi è sempre piaciuto, mi piace di scherzare, mi piace, per esempio, di fare del gossip”. Mi piace questo, mi piace quello, spiega Berlusconi: ma l’unica cosa che davvero gli piace è piacere, ossia sé stesso. Ciò che non lo riguarda non gli interessa e non lo capisce. Per questo da lui non può che venire squallore, rovina. San Francesco non parlava mai di sé stesso, se non per chiedere perdono. Così la bellezza degli altri e del mondo gli si poteva improvvisamente aprire davanti. C’è vera serenità e vera gioia nei suoi versi: “Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature, / spezialmente messer lo frate Sole, / lo quale è iorno, e allumini noi per lui”.
Far cadere Berlusconi, padrone dell’Italia di oggi, nel giorno di Francesco, patrono di un’Italia perduta ma forse ancora recuperabile, sarebbe solo un piccolo passo. Va fatto. E molti altri dovranno seguire, sùbito e nella stessa direzione, prima che sia troppo tardi.

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4 thoughts on “Due figure

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